Atomi per la Pace

Fukushima 6 anni dopo, ovvero: quando la menzogna non conosce fine

FUKUSHIMA ANNO VI: LA MENZOGNA SENZA FINE Questa nota nasce con la determinazione di fare chiarezza circa gli avvenimenti di Fukushima per rimuovere i dub…


FUKUSHIMA ANNO VI: LA MENZOGNA SENZA FINE

Questa nota nasce con la determinazione di fare chiarezza circa gli avvenimenti di Fukushima per rimuovere i dubbi e la disinformazione nati al riguardo. Per correttezza di informazione ripeteremo alcuni accadimenti dell’11 marzo 2011 noti ai più per completare le conoscenze di chi ne ignora alcuni avvenimenti. Anche se molto lunga e con numerosi allegati da comprendere, siamo sicuri della Vostra attenzione e completa lettura.

A cura di F. Arnò (con la collaborazione dello staff di Atomi per la Pace)

Marzo 2017

 

Fukushima 6 anni dopo, ovvero: quando la menzogna non conosce fine Avremmo preferito fermarci e riflettere l’imprevedibilità e potenza della Natura, ricordare le vittime del sisma e del maremoto, che l’11 marzo 2011 alle 14.46 di Tokyo, le 5.46 AM UTC, colpì la regione di Tohoku.

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Secondo gli scienziati dell'US Geological Survey (USGS) il terremoto di magnitudo 9,0 che ha colpito il Giappone [1][2] liberando un’energia pari a 1.9E17 Joule [3][4]: è uno dei più grandi terremoti che sia stato mai registrato e il più grande terremoto strumentalmente registrato che abbia mai colpito il Giappone [5].

L’evento, generato dallo slittamento, improvviso, per decine di metri della zona di faglia del Pacifico, per un’estensione di circa 400 km, una larghezza di 150 km ed un sollevamento fino a 9 metri, ha causato lo spostamento di 2.4 metri dell'isola principale del Giappone, Honshu, interessando direttamente:

 

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Valori dell'onda di maremoto osservati in Giappone

 

Il bilancio finale è drammatico: 15893 morti, 2556 dispersi, 6152 feriti, per 12143 (92,4%) la morte è sopraggiunta per annegamento, 578 per effetto dei crolli e 148 per le ustioni. 121739 edifici totalmente distrutti, 279088 edifici danneggiati irrimediabilmente [8], con un impatto economico di, almeno, 210 miliardi di dollari [9][10].

Purtroppo, nonostante da subito fu evidente quale fosse il vero dramma del Giappone, l’attenzione dei più, allora come oggi, si spostò e resta concentrata sulla centrale nucleare “Dai-ichi” sita nella Prefettura di Fukushima; ogni anno l’11 marzo non si ricordano le morti e la distruzione provocati da un evento naturale catastrofico, ma l’incidente nucleare conseguenza di quell’evento e che non ha causato (e non causerà) alcuna vittima fra la popolazione del Giappone.

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Immagini della devastazione in Giappone


Il dettaglio

Nonostante l’energia liberata, il sisma non aveva causato alcun danno alle centrali nucleari giapponesi, nemmeno a quelle più prossime all’epicentro; prova evidente ne fu la centrale nucleare di Onagawa, realizzata nella Prefettura di Fukushima, probabilmente la più vicina all’epicentro, che diede riparo e sicurezza a numerose persone sopravvissute agli eventi [11]; non fu la sola unità a farlo.

I reattori nucleari entrarono, tutti, in arresto (SCRAM)[12] ed in piena sicurezza; la procedura è automatica quando l’accelerazione del suolo supera un valore predeterminato in fase di progettazione e nettamente inferiore a quello massimo per la quale l’unità viene progettata alla resistenza.

- Prima degli eventi della centrale nucleare giapponese di Nigata del 2004, questo valore era fissato in 200 Gal, successivamente ridotto a 120 Gal per un dovuto eccesso di precauzione. Le centrali nucleari sono progettate per resistere a valori di accelerazione desunti dalle condizioni storiche dell’area di realizzazione dell’unità, tendenzialmente i valori sono ≥ 400 Gal, 550 Gal per l’unità di Fukushima Dai-ichi). [13][14] -

Le unità interessate dall’onda di maremoto ed il numero di reattori furono:

- Hamaoka: 3 – 4 – 5

- Tokai: 2

- Onagawa: 1 – 2 – 3

- Fukushima Da-ini: 1 – 2 – 3 – 4

- Fukushima Dai-ichi: 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6

Gli adeguamenti tecnologici ed i sistemi di protezione passiva dai maremoti eseguiti nel corso degli anni e suggeriti dai geologi e dal buon senso degli operatori, hanno impedito di generare danni ai sistemi di alimentazione diesel di back-up, agli accumulatori di emergenza ed ai sistemi di controllo delle unità nucleari, permettendo la gestione delle operazioni ed il raffreddamento in sicurezza dei reattori; esempio ne sia la centrale di Onagawa, come precedentemente affermato, la più vicina all’epicentro e colpita dalla più alta onda di maremoto , 14.3 metri [15]. In definitiva, l’adeguamento dei sistemi di difesa costiera e di sicurezza attiva hanno permesso alle centrali di non subire alcun danno dal sisma e nessuno e pochi o nulla dal maremoto, tutte le centrali tranne una: Fukushima Dai-ichi.

Costruita a partire dal 1967, con la prima criticità raggiunta sul finire degli anni 70 (Fukushima-1) e completata nel 1979 (Fukushima-6), la centrale non conobbe gli stessi aggiornamenti di sicurezza che, invece, furono attuati negli altri impianti citati.

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La centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi prima del maremoto

A peggiorare l’impatto dell’onda di maremoto concorsero alcuni fattori già durante la fase di costruzione della centrale, posta ad un livello sul mare meno elevato (10 metri) delle altre unità e dopo aver rimosso una barriera naturale di protezione.

Il gestore della centrale, Tepco (Tokyo Electric Power Company), contravvenendo al monito dei sismologi, grazie anche ad una blanda interpretazione degli stessi allarmi da parte dell’Ente di Regolamentazione Nucleare dell’epoca (NSC, Nuclear Safety Commission, sostituita a partire dal 2012 ed in seguito agli eventi di Fukushima dalla NRA, Nuclear Regulation Authority), non adeguò il posizionamento degli elementi di back-up per tutte le unità, ma solo per i reattori 5 e 6, lasciando immutata la posizione degli altri, si in una struttura di sicurezza ma sotto il livello del mare. Non fu nemmeno elevata la diga sita a protezione dei reattori, come suggerito; la storia dei maremoti del Giappone induceva i vertici di Tepco a pensare all’impossibilità di eventi con onde superiori ai 10 metri di altezza [15]. Da qui la vera origine dei problemi subiti dalla centrale subito dopo l’impatto dell’onda di maremoto.

Al manifestarsi del sisma i reattori di Fukushima, come tutte le altre unità giapponesi, entrarono in arresto automatico, ed i sistemi di sicurezza gestirono positivamente anche l’attivazione dei sistemi di back-up. Tutto funzionò regolarmente fin quando l’onda di maremoto non colpì la centrale nucleare e la struttura non riportò danni sensibili.

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Il momento in cui l'onda di maremoto colpisce la centrale nucleare. Nota: il valore esposto non è 46 metri, in realtà è 46 piedi (circa 14 metri)


Diversamente delle normali centrali elettriche, quelle nucleari richiedono un continuo raffreddamento del nucleo del reattore (core) per rimuovere il calore residuo (energia termica) e quello derivante dal decadimento dei radionuclidi all’interno del contenitore in pressione, anche dopo l’arresto del processo di fissione e della generazione di energia elettrica; raffreddamento che deve proseguire per alcuni giorni dopo l’arresto. I sistemi di back-up divengono fondamentali per fornire l’energia necessaria quando si vengono ad interrompere le connessioni con la rete elettrica ed in tutte le fasi di emergenza.

A causa dei danni irreparabili alle unità di back-up e dei serbatoi del carburante per la loro alimentazione per i motivi sopracitati, al crollo della diga di Fujinuma [16][17] che rese impossibile ogni collegamento stradale e interconnessione elettrica con l’area, Fukushima Dai-ichi venne privata di ogni apporto energetico, interno ed esterno, che di fatto impedì il raffreddamento delle unità; dopo poche ore dall’inizio della crisi anche gli accumulatori-tampone esaurirono la loro capacità di fornire energia ai sistemi. Il fallimento di sistemi automatici e manuali di emergenza, probabilmente per la violenza del sisma e dell’impatto dell’onda con le strutture, ha provocato il collasso dei sistemi di sicurezza ausiliaria ed ulteriori difficoltà per gli operatori nelle opere di emergenza.

La molteplicità di eventi e le difficoltà di comprensione e gestione a causa della totale assenza di energia elettrica, non impedì al personale di adoperarsi nel miglior modo possibile per contenere la temperatura dei reattori 1 ÷ 3 (le unità 4 ÷ 6 erano in arresto; l’unità 4 per il rifornimento di carburante e di manutenzione dal 20 marzo 2010 con il reattore totalmente privato del carburante, le unità 5 e 6 per operazioni di manutenzione) e delle piscine del combustibile [18].

Un malinteso nelle comunicazioni con il quartier generale Tepco di Tokyo impedì l’arrivo tempestivo di un generatore ausiliario, inviato alla centrale di “Fukushima Da-ini”. Un ritardo che si rivelerà fondamentale per l’innesco di quelle condizioni, che porteranno unitamente alla connessione con l’unità 2, al surriscaldamento del reattore 1. Surriscaldamento che causò la parziale scopertura delle barre del combustibile, confermata agli operatori dalla lettura anomala delle radiazioni all’interno del reattore, e da qui al processo chimico di reazione tra il vapore d’acqua con lo Zirconio presente nella lega di zircaloy-2 che costituisce l’incamiciatura del combustibile nucleare. Ad elevata temperatura lo Zirconio reagisce violentemente e con il vapore d’acqua precipitando in Ossido di Zirconio ZrO2, liberando Idrogeno H2; per tale motivo è utilizzato come elettrodo nei processi elettrolitici a caldo. E’ utilizzato per la fabbricazione del combustibile nucleare, data la sua struttura cristallina che permette elevata permeabilità neutronica e notevole resistenza alla corrosione.

Alle 3.30 del 12 marzo l’idrogeno liberatosi ed accumulato all’interno dell’edificio del reattore 1 raggiunse una concentrazione tale da detonare, danneggiando gravemente la struttura superiore, senza per questo comprometterne la stabilità. La comunità scientifica internazionale e l’unità di crisi stabilita dall’Ente Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) dichiarava lo stato INES-7 da INES-5 (INES: International Nuclear and Radiological Event Scale); accadeva per la prima volta dopo l’incidente di Chernobyl, ma le analogie tra i due avvenimenti terminano qui [19].

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Scala INES - International Nuclear and radiological Event Scale

Il 14 marzo si produceva un’esplosione da sovrasaturazione di idrogeno anche nell’area della piscina di raffreddamento del combustibile esausto del reattore 3. Nonostante fosse disattivato e privo del combustibile nucleare, un’esplosione si verificava anche nell’edificio superiore del reattore 4; le indagini successive verificavano un errore determinante nel sistema di depressurizzazione e di climatizzazione; erano comuni per entrambe le strutture. Anche il reattore 2 subiva il danneggiamento della copertura della piscina del combustibile, benché minore; probabilmente fu causa riflessa delle esplosioni avvenute nel reattore 1 e 3.

Ironia della sorte; se il generatore di emergenza giunto in ritardo da Tokyo e collegato all’unità 2 fosse stato collegato all’unità 1, non si sarebbe verificata nessuna delle esplosioni d’idrogeno. La stessa esplosione impedì il tempestivo arrivo di una seconda unità di emergenza a causa dei detriti generati dalla prima esplosione.

Superata la fase più critica degli eventi, compiute tutte le procedure per alimentare le strutture in emergenza e le sale di controllo, riattivato il raffreddamento stabile e costante dei reattori e raggiunta la stabilità delle condizioni termiche delle piscine del combustibile esausto, quelle coinvolte dalle esplosioni d’idrogeno, il 17 marzo veniva dichiarato ufficialmente lo stato di “Cessata Emergenza Tecnica”.

Garantire il raffreddamento stabile dei reattori, la reale portata del danno subito dalle strutture portanti, dai vessel e del combustibile in essi contenuto e le possibili ricadute radioattive era fondamentale, contestualmente si doveva avviare il processo di comprensione del perché degli avvenimenti accaduti. Quindi gestire la pulizia dell’area dell’impianto per attuare rapidamente tutte quelle operazioni necessarie alla definitiva messa in sicurezza dei reattori per poi poter programmare le operazioni necessarie alla bonifica dell’area e alla dismissione delle unità.

Come già affermato, ciò che accomuna l’incidente della centrale nucleare di Chernobyl e quello di Fukushima deriva dal grado di allarme sulla scala INES e la superficialità nella gestione di alcune criticità che conducono agli incidenti ma le similitudini terminano qui.

L’incidente nucleare di Chernobyl avvenne in una centrale pensata e costruita senza alcuna barriera di sicurezza che impedisse l’accidentale rilascio di radionuclidi verso l’esterno in caso di incidente, così come le misure di sicurezza non erano adeguate ne’ ridondanti. Il comportamento degli operatori durante un test, definito fuori ordinanza, fu superficiale e contravvenne ad ogni regola, tecnica e di buon senso; dopo l’esplosione di vapore dettata dal surriscaldamento dell’unità, detriti, polvere e vapori contaminati si dispersero rapidamente nell’ambiente, una condizione amplificata dall’esposizione del core incandescente all’atmosfera. Criminale fu, anche, il non aver tempestivamente avvertito la popolazione consigliando di non assumere frutta e verdura non adeguatamente lavate e latte fresco, come tardare l’evacuazione delle aree più a rischio ed il supporto delle pillole di iodio ai soggetti più a rischio come forma di prevenzione per la tiroide.

A Fukushima l’esplosione di idrogeno accumulatosi nelle sovrastrutture dei reattori, non ha portato all’esposizione del nocciolo agli eventi atmosferici, così come la dispersione di polveri e vapori contaminati è stata limitata, per volume ed estensione. Se deve considerarsi superficiale il comportamento delle autorità e del gestore dell’impianto, nulla si può imputare ai tecnici nella gestione dell’emergenza, così come l’impatto radiologico nel perimetro esterno alla centrale era e resta, oggi a maggior ragione, da considerarsi decisamente limitato.

Se l’analisi critica delle problematiche tecnologiche e conseguenze radiologiche lasciavano comprendere, fin da subito, ad un evento serio ma non grave, l’errata percezione che si è data della tecnologia nucleare e della scienza delle radiazioni, ha presto diffuso il panico, unitamente all’azione deprecabile di certe fonti di informazione e talk show, capaci di diffondere informazioni infondate e fuorvianti.

Anche e soprattutto il comportamento dell’ex premier nipponico, Naoto Kan, da sempre schierato contro l’energia nucleare e co-responsabile di parte degli accadimenti di Fukushima: fu sua la presunzione di assumere responsabilità tecnico-scientifiche sostituendosi a chi competente in materia, prima tra tutte il ritardo e le particolari condizioni imposte per concedere il nullaosta alla depressurizzazione dei reattori e l’evacuazione forzata. Grave l’aver utilizzato la crisi in corso per proporre una campagna contro l’energia nucleare anziché pensare ai soccorsi ed alla gestione delle numerose emergenze.

Tante, troppe le bugie create per seminare il panico, a Fukushima, in Giappone e nel mondo. E come giudicare il giornalismo che dovrebbe essere sopra le parti ed invece è sovente al servizio della disinformazione?

E’ il caso di un giornalista italiano, Pio d'Emilia residente a Tokyo ed amico del primo ministro Naoto Kan, improvvisamente messo sotto i riflettori dai media giapponesi per aver influenzato la posizione del premier sul nucleare. D’Emilia avrebbe offerto suggerimenti all’ex premier sulle posizioni da tenere contro l’energia nucleare e caldeggiato finalmente un rapido abbandono della fonte energetica. Una forma di terrorismo mediatico, che non passa inosservata [20].

Tra le fantasie riscontrate sui vari blog e social, che si ripresentano ciclicamente ancor oggi, troviamo le immagini dell’incendio alla raffineria di Ichihara, nella Prefettura di Chiba e volutamente diffuse come immagini provenienti dalla centrale di Fukushima, secondo molti ormai fuori controllo [21].

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Il vero volto della menzogna: a sinistra la centrale di Fukushima, a destra la raffineria di Ichihara - in fiamme

Non meno grave la modifica apportata alla cartografia del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). L’Ente mostrava graficamente il diffondersi dell’onda di maremoto e le aree colpite; viene alterata e diffusa come l’evidenza della contaminazione radioattiva nel Pacifico ed atmosferica [22][23].

Le immagini dell’evacuazione delle aree adiacenti la centrale nucleare (> 10 km), vengono utilizzate per enfatizzare l’imminenza di una catastrofe nucleare anziché utilizzate per documentare gli effetti del maremoto. Le immagini evidenziano gli errori in serie del premier nipponico che decise autonomamente ed inopportunamente di evacuare le persone dall’area per un raggio compreso tra i 20 km ed i 30 km dai reattori danneggiati. Un team di esperti provenienti da quattro Università britanniche, sulla scorta delle evidenze, ha realizzato una ricerca per l’Engineering & Physical Sciences Research Council concludendo che l'evacuazione di Fukushima non era giustificata. Il team era composto da esperti provenienti dalla City University di Londra, Manchester University, la Open University e l’Università di Warwick. A capo della squadra, il professor Philip Thomas, ha dichiarato:

"Abbiamo giudicato che nessuno avrebbe dovuto essere trasferito da Fukushima e si potrebbe sostenere che questa è stata una reazione che ha fatto più male che bene. Molti disagi sono stati causati alla popolazione. Un secondo dato è che l'impatto finanziario dell’evacuazione è stato fino a 150 volte superiore a quello che potrebbe essere giudicato come razionale. Tokyo non è riuscita a prendere in considerazione gli effetti fisici e psicologici delle loro azioni, portando a più di 1.000 morti come effetto diretto dell’evacuazione. Inoltre non è stato considerato il fatto che la separazione prolungata dal focolare domestico provoca in una frazione significativa di sfollati il desiderio di non tornare. Thomas sostiene che i governi dovrebbero effettuare una valutazione attenta prima di ordinare una "delocalizzazione" prolungata. Inoltre, vorrebbe vedere più informazioni in tempo reale a disposizione del pubblico su livelli di radiazione in modo da evitare l'isteria. Il livello della radioattività registrata non era tale da rendere necessaria questa misura cautelativa; le maggiori emissioni venivano riscontrate maggiormente in prossimità della centrale danneggiata ma, degradavano rapidamente per valori appena sopra il livello di fondo nelle aree immediatamente più lontane dalla centrale.”[24][25

I rilevamenti effettuati sull’autostrada [26] che collegava l’area della centrale con i centri abitati della Prefettura registravano valori non superiori ai 5 microSv/h, (43.8 mSv/y) e degradavano rapidamente in 2 microSv/h (17.52 mSv/y) per le aree a distanza superiore ai 10 km. Il picco massimo registrato al di fuori dell’area della centrale fu di 22.7 microSv/h (192.7 mSv/y). Per un esempio comparativo immediato, a Ramsar (Iran) il livello delle radiazioni di fondo raggiunge un valore massimo di 20.2 microSv/h (177 mSv/y), in Svezia il valore di riferimento massimo è di 17.7 microSv/h (155 mSv/y), mentre in alcune aree della Cornovaglia, a causa dell’elevata concentrazione di Radon, il valore massimo è di 30.8 microSv/h (270 mSv/y), valori registrati, tutti, in aree densamente popolate [27][28][29][30].

Bisognerebbe quindi adoperare cautela prima di parlare di “allarme radiazioni” a simili dosaggi: gli studi effettuati, in Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, evidenziano le incongruenze della LNT (Linear No-Threshold - Dose senza soglia), confermando una soglia entro la quale gli studi non evidenziano alcun effetto cancerogeno ne’ teratogeno (per i dettagli si veda l’Appendice A).

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Tutto ciò introduce ad un chiarimento assai importante, perché utilizzato a Fukushima come a Chernobyl, per rendere ancor più drammatico ed irrealistico il quadro complessivo della condizione radiologica: il presunto manifestarsi di tumori tiroidei nei bambini giapponesi. E’ bene rimuovere ogni dubbio e timore affermando subito che nessuna patologia tiroidea da sovraesposizione alle radiazioni affligge i bambini di Fukushima, così come di tutte le aree esposte a maggior tasso di radioattività. Si può affermare, anzi, che godono di salute migliore rispetto ai loro coetanei di aree non raggiunte dalle emissioni di radionuclidi.


In molti hanno cercato di effettuare dei paralleli tra la condizione di Chernobyl e quella di Fukushima, aree ove lo screening pre-incidenti era assai ridotto ed i dati clinici disponibili di conseguenza. La statistica insegna che, al crescere del numero di persone sottoposte a screening approfondito incrementa, anche, il numero di anomalie riscontrate, senza che queste abbiano necessariamente relazione con le mutate condizioni dell’ambiente esterno; in Ucraina solo il 7% della popolazione eseguiva uno screening prima dell’incidente contro il 95% del post incidente. La situazione era appena migliore in Giappone, soprattutto per gli esami imposti per verificare gli effetti del bombardamento atomico del 1945. [42]

Facendo riferimento all’area di Chernobyl, il numero dei casi di tumore tiroideo evidenziati erano superiori statisticamente in modo non significativo ed il numero dei decessi, riportati in 15, da post intervento di tireidectomia sono ascrivibili a complicanze post operatorie e non a problemi legati all’esposizione alle radiazioni. [43][44][45][46].

In una relazione del Dr. Shinichi Suzuki dell’Università di Fukushima presentata sia al 15° Congresso Internazionale della tiroide che alla 85a riunione annuale dell’Associazione Americana della Tiroide a Lake Buena Vista, in Florida, e riguardante un campione di pazienti che copre quasi 450.000 individui, afferma che i dati non supportano le affermazioni circa un incremento drammatico dei casi di tumore tiroideo nei bambini per esposizione allo Iodio-131 in quanto i tumori confermati finora "sembrano essersi verificati tutti prima dell’esposizione alle radiazioni dell’incidente".

Inoltre, la dimensione media dei tumori tiroidei sospetti era significativamente minore nell’ultimo screening post-incidente di quanto era avvenuto con i controlli prima del marzo 2011 (1,4 centimetri rispetto a 4,1 centimetri, rispettivamente). Si aggiunge che, per identificare alcune delle anomalie tiroidee riportate, è stato necessario utilizzare strumenti innovativi di elevatissima sensibilità diagnostica e mai impiegati prima. Inoltre, l'età media post-incidente era molto più elevata di quella registrata nelle proiezioni pre-incidente (17,4 anni contro 11,9 anni, rispettivamente). Se i tumori trovati nel post-incidente fossero stati dovuti alle radiazioni di Fukushima, l'età media dei pazienti positivi e/o sottoposti a chirurgia per la rimozione di tumori tiroidei avrebbe dovuto essere molto, molto più bassa. Le scoperte di Suzuki sono state sostenute, involontariamente e casualmente da un altro specialista giapponese, ed esposte in una conferenza plenaria per il confronto tra i casi di Fukushima e Chernobyl. [47][48][49]

Il Dr. Nagataki della Nagasaki University, responsabile della Fondazione di Ricerca per lo studio degli effetti delle radiazioni di Hiroshima, afferma: "Siamo stati sorpresi di vedere così tanti bambini malati di cancro alla tiroide. Abbiamo trovato un numero enorme di bambini con carcinoma della tiroide durante lo screening, ma i pazienti erano di età molto diverse da quelli di Chernobyl”. Ha aggiunto che "Non abbiamo trovato differenze regionali nella prevalenza del cancro alla tiroide all'interno della Prefettura di Fukushima con quelli all’esterno della Prefettura", che avrebbe, invece, dovuto esserci se fossero state correlabili agli effetti delle radiazioni post-incidente. I casi sono superiori nelle Prefetture distanti di Fukushima e per nulla interessate all’incidente nucleare, rispetto a quelli riscontrabili nell’area dell’incidente. [50]

Il Professor Ohira e numerosi altri ricercatori hanno studiato un totale di 300476 bambini, nella fascia fino a 18 anni di età, che vivono nella prefettura di Fukushima; sono stati sottoposti agli esami per il cancro alla tiroide tra ottobre 2011 e giugno 2015. Questo gruppo è stato suddiviso in 3 sottogruppi, in funzione della dose di radiazioni alle quali sono stati esposti:

I casi di cancro sono stati indicizzati in funzione dei gruppi e si è riscontrato:

Dall'analisi dettagliata dei casi di cancro in funzione dell'area e della dose si evidenzia:

Da questi dati, il team di ricerca ha concluso che non vi può essere e non vi è alcuna relazione tra i casi di tumore evidenziati e l'esposizione alle radiazioni.

In pratica, come fu per Chernobyl, un eccesso di diagnosi ed un campionamento prossimo al 100% delle persone ha solo permesso di evidenziare i casi naturali di tumore alla tiroide diversamente non evidenziabili. Ripetendoci, è statistica: al crescere del campione, crescono i positivi. In questa ricerca sono stati divisi i comuni con diverse dosi di radiazioni per il confronto ed ha evidenziato che non vi è significativa differenza per area di analisi e per individui esaminati (età). [51][52][53]

Aggiungiamo:

Non è possibile realizzare previsioni circa l’impatto delle radiazioni sulla tiroide nell’immediatezza di un incidente come fatto; gli effetti delle radiazioni ionizzanti, come la radio-medicina ed esperienza insegnano, si verificano con una media più elevata ad almeno 4 anni dall’esposizione alla fonte radioattiva. Quanto affermato nell’immediatezza degli eventi da esponenti in ricerca di visibilità, era e resta falso, perché privo di ogni riscontro scientifico – medico.

  1. Diversamente da quanto avvenne a Chernobyl, ove gli abitanti non furono allertati dall’assumere cibo potenzialmente contaminato e furono allontanati dai luoghi dell’incidente solo molti giorni dopo, nella totale assenza di misure preventive come l’assunzione di pillole di Iodio, in Giappone l’area più a rischio fu sottoposta a sgombero forzato già prima della prima esplosione di idrogeno. La popolazione fu tempestivamente invitata a non assumere cibo proveniente dalla Prefettura di Fukushima e le dosi di radiazioni, anche di chi sottoposto direttamente all’azione delle stesse, erano nettamente inferiori; da 1 Sv/y a 2 Sv/y come dose di picco per i ragazzi di Chernobyl, contro i 60 mSv/y come dose di picco a Fukushima ed in due soli casi. La media di chi è stato sottoposto all’azione delle radiazioni è < 1.14 μSv/h (< 10 mSv/y); giusto per porre un esempio, a Roma, e Città del Vaticano soprattutto, la media è di circa 0.9 μSv/h (8 mSv/y).
  2. Non v’è stata alcuna assunzione di latte, verdure, carne, e relativi derivati, proveniente da Fukushima nonostante i prodotti fossero perfettamente commestibili e con livelli di radioattività perfettamente nella norma. Le stringenti e alquanto ipocrite misure imposte dal Governo Kan, avevano ridotto i livelli di riferimento ad 1/20 rispetto a quanto previsto dalle norme internazionali; di fatto anche una banana per la politica nipponica non era più commestibile. Persino i giornalisti giapponesi, come tutta la scienza, chiedono l’immediato ripristino dei limiti di radioattività internazionali. [54]

A margine, da ricordare che la radioattività delle banane per presenza di Potassio-40 è di circa 130 Bq/kg mentre quella delle noci brasiliane raggiunge i 444 Bq/kg per l’assorbimento di Radio-226 presente in natura nel sottosuolo, eppur sono perfettamente commestibili e più pericolose nell’assunzione solo per l’elevato contenuto di Selenio.

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 DOSIMETRO A FUKUSHIMA. IN UNA FOTO LE PROVE: 0.213 microSievert/ora ovvero 1.87 milliSievert/anno, contro i 8.2 milliSievert/anno presenti a Città del Vaticano

In tutti quei casi di sospetta esposizione alle radiazioni fu predisposto l’utilizzo delle pillole/gocce di ioduro di potassio. Purtroppo nella maggior parte dei casi la somministrazione è stata pilotata dalle pressioni politiche e dall’emotività piuttosto che da una commissione scientifica. I danni potenziali di un’errata somministrazione di pillole di iodio possono essere nettamente superiori a quelli dell’esposizione alle radiazioni.

In riferimento ad alcuni bambini sottoposti a tiroidectomia: non è mai stata dimostrata una correlazione tra l’eventuale esposizione alle radiazioni e la patologia, come sopra documentato.

Il rapido decadere delle radiazioni ha, di fatto, reso altamente improbabile il danno biologico per la popolazione, ancora residente e non, come confermato da subito anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
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Che Fukushima non fosse contaminata in misura grave appare più che evidente. Ulteriori studi lo confermano; è stato esaminato il rapporto tra le dosi individuali e le dosi esterne corrispondenti ambientali valutate da indagini aeree. I risultati mostrano che le dosi individuali sono state circa 0.15 volte le dosi ambientali, il coefficiente di 0.15 è un fattore di 4 volte inferiore al valore asserito del governo giapponese, per tutto il periodo usato per le indagini aeree. [55]

Non limitandosi ad uno studio entro i confini giapponesi, alcuni studenti hanno coinvolto loro coetanei europei, volti a verificare la diversità nel valore di esposizione alle radiazioni tra le scuole di Fukushima e quelle europee: i valori finali registrati risultano inferiori a quelli registrati nelle scuole europee. Le misure sono state realizzate da studenti ed insegnanti provenienti da 12 scuole superiori del Giappone (6 nella prefettura di Fukushima), da 4 scuole superiori provenienti da 3 diverse regioni della Francia, 8 scuole provenienti da sette regioni della Polonia e 2 scuole superiori situate in Bielorussia vicino al Polesky State Radioecological Reserve che è stato creato per racchiudere l'area non più colpita dal fallout dal disastro di Chernobyl nel 1986. [56][57][58].


Oceano pacifico

A seguito dei danni all’edificio delle turbine, alla presenza di acqua di falda che attraversava il medesimo e ad alcune perdite di liquido di raffreddamento dai reattori danneggiati (isolati piccoli fori di deflusso dai reattori 1 e 3, quasi certamente generatisi durante il surriscaldamento del combustibile nelle fasi iniziali della crisi), si sono verificati sversamenti di acqua radiologicamente contaminata nello specchio di mare davanti alla centrale danneggiata. Il lavoro iniziale di Tepco fu quello di limitare, fino ad impedire, tali dispersioni contaminate da radionuclidi, principalmente Cesio-137, Cesio-134, Stronzio-90 e Trizio. [59]

Tepco riuscì ad elaborare un complesso di serbatoi ove stoccare l’acqua contaminata prelevata direttamente dalle aree di flusso, elaborarla utilizzando sistemi sempre più complessi per rimuovere i radionuclidi e renderla del tutto priva di Cesio e Stronzio, ma non del Trizio. In realtà il Trizio è l’elemento a bassa radiotossicità, un punto, questo, ove fu generato un allarme inutile [60][61][62][63][64].

Benché vi fu inevitabile dispersione di radionuclidi, gli stessi non stavano affatto inquinando l’Oceano Pacifico; il contributo in questo termine è una frazione infinitesimale rispetto alle radiazioni naturali di fondo e dovute alla presenza di radionuclidi. [65][66][67][68][69][70][71]

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Secondo il Dott John Cullen - oceanografo e chimico canadese al centro delle cronache per le minacce di morte subite subito dopo aver smentito alcune dichiarazioni di sedicenti ambientalisti circa la catastrofica situazione dell’Oceano Pacifico - ogni speculazione al riguardo è da smentire, e lo sostiene attraverso numerose pubblicazioni; il Cesio-137 rilevato sulle coste statunitensi è frutto dei test atomici svolti negli anni post-II Guerra Mondiale, le tracce di Cesio-134, la prova palese del coinvolgimento di Fukushima nell’inquinamento oceanico, sono risibili, circa 2 Bq/m-3. [72][73][74]. A conferma di quanto affermato dal Dott. Cullen abbiamo i dati odierni, quando più elevato sarebbe dovuto essere il presunto inquinamento radioattivo che invece tale non è.

L'emivita (t/2) ridotta del Cs-134 (2,0651 anni) e l'eventuale riscontro nella vita marina sarebbero la prova di un qualche coinvolgimento della centrale nucleare danneggiata nell'eventuale (ripetiamo) contaminazione della fauna marina. L'unica traccia di cesio rilevata, Cs-137 (emivita t/2 30,04 anni), è collegata ai test atomici svoltisi dal dopoguerra fino alla moratoria, ed in una concentrazione risibile: 1400 volte inferiore alla soglia massima ammessa (0.7 Bq/kg rispetto ai 1000 Bq/kg ammessi), un rilevamento che ha riguardato appena 20 salmoni su 9 elementi su 400 esaminati dal 2014 ad oggi. Nessun incremento del bio-accumulo è stato rilevato dal 2014 ad oggi, a conferma del non impatto dell'incidente nucleare. [75]

Tracce rilevabili di Cs-137, ma nessuna traccia di Cs-134, nei crostacei e nei salmoni del Pacifico a ridosso delle coste del Canada. Le analisi effettuate su 4 diversi tipi di molluschi ed un campione di 20 salmoni confermano l'assenza di contaminazione e la perfetta commestibilità dei prodotti. Tra i crostacei sono stati scelti i Patinopecten yessoensis, Crassostrea gigas, Mytilus edulis, ed un suo ibrido, e la Venerupis philippinarum, date le loro caratteristiche di accumulare rapidamente e facilmente radionuclidi come già dimostrato da precedenti riscontri. La presenza di Cs-137, i cui tempi di dimezzamento sono medio-elevati (poco più di 30 anni), ma non di Cs-134 (t/2 poco superiore a 2 anni circa) dimostra come la contaminazione sia frutto dei test atomici svolti negli scorsi decenni, ma non dell'incidente nucleare di Fukushima, ed i livelli registrati sono alla concentrazione minima rilevabile, quindi ben al di sotto della soglia di pericolosità (assenza totale di pericolosità...). [76]

Al paventato rischio di inquinamento da radionuclidi sulle coste degli Stati Uniti e del Canada, significative sono le affermazioni del Dr. Andrew Thaler, biologo marino e redattore capo di Southern Fried: “Gli articoli esposti sono un paranoico e mal motivato tentativo di collegare la tragedia del disastro di Fukushima a quasi ogni problema ambientale della costa occidentale degli Stati Uniti negli ultimi mesi." [77]

Le accuse chiarissime contro gli attivisti da parte di Dan Sythe, Amministratore Delegato di International Medicom Inc., che produce sofisticati sistemi di rilevamento e dosaggio delle radiazioni, in merito alle documentazioni audio-visive di alcuni attivisti intenti a raccogliere sabbia in California e misurarne la radioattività: "I radionuclidi sono nella classe NORM ovvero di sostanze radioattive normalmente presenti in natura, ma non da ricollegarsi a quelli espulsi dalla centrale di Fukushima. Se la sabbia fosse stata contaminata dalle radiazioni da Fukushima dovrebbe mostrare tracce di cesio-137, invece assenti. Il livello di radiazioni nella sabbia è elevato, ma più o meno equivalente ad alcuni materiali in granito che giungono dal Brasile". [78]

La Dottoressa Miriam Goldstein, oceanografo e biologo al servizio del Governo degli Stati Uniti, afferma che le radiazioni in mare al largo di Fukushima sono rilevabili ma non pericolose, con valori di radioattività rilevata compresi tra 10 e 150 volte inferiore rispetto ai limiti e, nonostante il Giappone abbia ridotto tali limiti rispetto a quelli ammessi dalla Comunità Scientifica Internazionale, il pesce è e resta commestibile. [79]

Secondo Michael Rothechild: "Credo che la preoccupazione per la crisi e le sue conseguenze derivi da un mix di negatività verso l'energia nucleare, l'ostilità verso i gestori degli impianti TEPCO (che è ben meritata), la mancanza di conoscenza circa la scienza di base, la diffidenza degli esperti (che sono visti come disonesti imbonitori, erroneamente) e l'abitudine comune di condivisione di un contenuto social che è guidato da forti emozioni negative - spesso senza capirlo, e talvolta senza nemmeno leggerlo".

Nota: vengono riportati, e riproposti con cadenza annuale, numerosi casi di spiaggiamento sulle coste statunitensi, canadesi ed australiane di balene e delfini, presunte vittime dell’elevata radioattività oceanica. In realtà le foto impiegate fanno riferimento allo spiaggiamento della balene in Nuova Zelanda avvenuto la prima volta il 27 dicembre del 2009 e la seconda volta il 21 febbraio del 2011 quando 127 e 107 balene, rispettivamente, perirono sulle spiagge. Avrebbero potuto mostrare anche le immagini dello spiaggiamento del 4 febbraio 2011, quando perirono altri 82 esemplari ma, forse, agli ambientalisti sembravano poche per accusare la radioattività. Se non fossero state sufficienti le prove fotografiche e relativi articoli di stampa a smentire l’ennesima campagna denigratoria e allarmistica, anche la scienza ci soccorre spiegandoci che le balene, come i delfini, fanno ricorso per il loro orientamento al campo magnetico terrestre e le radiazioni non sono fonte di alterazione di questa percezione. Semmai possono esserlo le risonanze indotte dai parchi eolici off-shore. [80] [81][82][83][84]

Privo di ogni fondamento scientifico il rischio di esplosione del combustibile presente nelle piscine site in cima ai reattori, un allarme scattato dopo la normale generazione del tipico effetto-nebbia frutto dell’elevata umidità della piscina la cui temperatura era appena superiore alla norma, rimescolata alla polvere presente nell’area. Nella realtà mancavano le condizioni di base per un’esplosione nucleare (temperatura, massa critica e la composizione stessa del combustibile esausto). Mancavano anche le condizioni affinché il combustibile si potesse surriscaldare e/o incendiare, liberando in atmosfera vapori e polveri altamente radioattive. Falso anche il rischio di un’esplosione atomica così come il paventato pericolo di una reazione a catena incontrollata del core danneggiato e parzialmente fuso dei reattori. Oltre a non esservi le condizioni geometriche e di massa critica, l’uuranio impiegato nei reattori nucleari civili è a basso arricchimento (LEU) e questo rende impossibile un evento esplosivo propriamente detto; l’arricchimento necessario per un’esplosione atomica è ≥ 95%, quello delle centrali nucleari civili è dell’ordine del 3% ÷ 5%. [85][86][87][88] [89]

Tepco ha analizzato eventuali rischi di ripresa del processo di fissione del combustibile presente all'interno dei reattori, rilasciando un video ove rende palesi i motivi dell'improbabilità di tale evento. Analizzando il peggior scenario possibile, un’eventuale ripresa del fenomeno di fissione non genererebbe alcuna conseguenza in quanto le radiazioni prodotte verrebbero “contenute” all'interno della struttura in cemento armato che protegge il reattore e lo stesso processo verrebbe arrestato con soluzioni borate presenti in sito (nel video si possono notare, anche, alcuni dei lavori condotti per il ripristino delle condizioni di sicurezza del sito). [90]

Infondata e speculativa l’associazione tra la morte dell’ex direttore generale del dipartimento delle risorse nucleari alla compagnia giapponese Tepco, Masao Yoshida, e l’incidente. Sfruttare la patologia cancerosa esofagea per danneggiare l’immagine della tecnologia nucleare, è stato uno dei punti più bassi di un certo tipo di campagna mediatica ed ambientalista. Tra le probabili cause della sua morte, il fumo. [91][92][93][94][95]

False anche le immagini di un uomo “bruciato dalle radiazioni di Fukushima” (citazione testuale). In realtà si tratta di un incidente avvenuto negli anni 90, sempre in Giappone e sempre per leggerezza del personale, ma che nessun riferimento ha con l’incidente della centrale di Fukushima.

Con questo articolo cercherò di dare una descrizione dettagliata ma comprensibile all’uomo della strada, di un incidente nucleare poco conosciuto alle persone comuni, avvenuto in Giappone nel settembre del 1999. Cercherò di fare capire nel modo migliore possibile, seguendo le direttive IAEA (International Atomic Energy Agency) e di altri articoli scientifici, le cause dell’incidente, le misure di mitigazione e l’impatto sulla salute pubblica, evidenziandone gli aspetti positivi e negativi, in modo da fare capire come l’industria nucleare nonostante abbia un database non ricco di informazioni incidentali (proprio perché da progetto evita che l’incidente avvenga con probabilità fino all’ordine di 10-9 incidenti /anno) impari da ogni anomalia avvenuta in modo da non doverla più affrontare o a gestirla al meglio se si dovesse malauguratamente riverificare.” [96]


Cosa accade oggi a Fukushima ed in Giappone?

Dopo aver posto in sicurezza l’intera area e stabilizzato l’alimentazione ed il raffreddamento dei reattori, le preoccupazioni principali si sono concentrate sulla riduzione dell’apporto di acqua di falda nelle unità e nel recupero e ritrattamento di quella che attraversa le unità danneggiate. La bonifica nell’area della centrale nucleare è stata condotta con efficacia, tanto che il personale non ha più la necessità di indossare maschere protettive contro l’inalazione accidentale di polveri. [97]

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https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=tRNivPoH6Zg

Lo stesso avviene nell’area della Prefettura di Fukushima ed in tutte le zone raggiunte dalle polveri contaminate. La combinazione tra il decadimento naturale dei radionuclidi (per il 55%) e l’opera di bonifica dell’uomo (per il 13%), le radiazioni si sono ridotte da 19 – 22 μSv/h fino ad un limite (davvero risibile) di 0.1 ÷ 0.5 μSv/h. E’ bene ricordare che in Giappone il valore di fondo è pari a 0.11 – 0.48 μSv/h a seconda dell’area geografica considerata.[98][99][100][101][102]

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Mappa delle radiazioni in Giappone aggiornata allo 01-03-2017. I valori sono espressi in NanoSievert (1e-9Sv) 

Dopo aver accumulato per molto tempo l’acqua trattata con i sistemi di decontaminazione, anche su sollecitazione degli Enti, giapponese ed Internazionali, Tepco è stata autorizzata ad graduale rilascio in mare, data l’assenza di contaminanti. [103][104][105][106]

Il muro di ghiaccio realizzato per isolare la centrale danneggiata dalla falda sotterranea inizia a produrre i suoi frutti. Nonostante i primi tentativi sembravano non aver dato l’esito sperato, dopo i via libera dell’NRA alla chiusura totale, quindi al congelamento di tutto il terreno, la quantità d’acqua pompata fuori dall’impianto si è ridotta di circa 1/3 in volume, passando da 429 mc/d a 140 mc/d. [107]

Il combustibile nucleare ancora presente all’interno della piscina del combustibile esausto del reattore 4 è stato totalmente rimosso. Sono in corso i preparativi, tecnologici ed umani, per lo svuotamento della piscina del combustibile esaurito del reattore 3 che troverà avvio entro l’anno fiscale 2017. [108][109][110]

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https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=bk7e2MHxh2Y 

Impiegando innovativi metodi di radiografia muonica e robot costruiti per lo scopo, si esplorano le strutture dei reattori 1, 2 e 3 al fine di individuare esattamente il posizionamento del combustibile, danneggiato e parzialmente fuso (Corium), la cui presenza è confermata all’interno delle strutture di protezione del reattore, quindi non in grado di ledere l’incolumità pubblica. [111][112][113]

E’ già stato possibile individuare una serie di danni di piccola entità; sarà possibile intervenire, seppur nei tempi tecnologici necessari, per arrestare totalmente le perdite di liquido refrigerante contaminato. [114] In tal senso, Tepco in collaborazione con le maggiori industrie nazionali sta realizzando dei robot capaci di saldare i piccoli fori individuati nei vessel. L’obiettivo è iniziare le opere di recupero del combustibile presente nei reattori a partire dall’anno fiscale 2021. [115]

I prodotti della terra quali ortaggi, verdure, riso, frutta sono regolarmente tornati sulle tavole dei giapponesi ed anche esportati. I test condotti su 10,496,697 di sacchi di riso tra il 20 agosto del 2015 ed il 19 agosto del 2016 non hanno rilevato contaminazione radioattiva superiore alla norma di 100 Bq/kg. Nel 99% dei casi vi erano tracce di radiocesio rilevabili ma non pericolose. E non che quanto rilevato prima fosse una catastrofe: 71 sacchetti (0,0007%) oltre il limite nel 2012, 28 sacchi (0,0003%) nel 2013 e due sacchetti (0,00002%) nel 2014. Si può dire che il tipo di fertilizzante usato riduce il rischio di assorbimento delle radiazioni ma questa è una verità parziale ed il trascorrere del tempo migliora le condizioni essenziali grazie al decadimento dei radioisotopi. [116]

Secondo il ministero dell'agricoltura sono stati ispezionati 260,538 prodotti alimentari nell'anno fiscale 2015, ed il 99% dei prodotti agricoli presentava un valore di cesio-137 < 25 Bq/kg. I test hanno mostrato che 264 elementi, lo 0,1% del totale, presentava una contaminazione da cesio-137 superiore al limite imposto ad aprile 2011 di 100 Bq/kg. [117]

Al 22 settembre 2016, il pescato in Giappone superava abbondantemente i livelli del 2015. Sono 1.596 tonnellate su base preliminare, rispetto alle 1.512 tonnellate dell'intero 2015. Frutti di mare, pesci, conchiglie, alghe, vongole sono tornate sulle tavole dei giapponesi e dei ristoranti in tutto il mondo, comprese le prelibate vongole “asari”. Test del governo della Prefettura sul contenuto di cesio nei frutti di mare condotto nel 2015 hanno dimostrato che tutti i campioni - 8541 articoli su 130 specie - erano sotto lo standard di Legge di Igiene Alimentare di 100 Bq/kg. [118]

Il monitoraggio delle specie marine per l'anno 2016 conferma che nessuna traccia di cesio-134 è stata rilevata in salmoni, ostriche, vongole, capesante, cozze ed in tutti i prodotti ittici di Fukushima. L'emivita ridotta del Cs-134 (circa 2 anni) e l'eventuale riscontro nella vita marina, sarebbero come detto la prova di un qualche coinvolgimento della centrale nucleare danneggiata nell'eventuale (mi ripetiamo) contaminazione della vita marina, ma l’unica traccia di Cesio rilevata, Cs-137 (emivita circa 30 anni) è appunto quella dovuta ai test atomici svoltisi dal dopoguerra, un rilevamento che ha riguardato appena 20 salmoni su 9 elementi su 400 esaminati dal 2014 ad oggi. Nessun incremento del bio-accumulo è stato rilevato dal 2014 ad oggi, a conferma del non impatto dell'incidente nucleare. [119][120][121]

Osservando più ampiamente l’Oceano Pacifico verso Stati Uniti e Canada, i livelli registrati sono alla concentrazione minima rilevabile, quindi si confermano ben al di sotto della soglia di pericolosità (assenza totale di pericolosità...). [122]

Le attività di pesca, riprese da molto tempo, si espandono grazie alla realizzazione delle infrastrutture prima distrutte dal maremoto.
E’ il caso del porto di Namie ove dal 25 febbraio trovano posto 26 unità. Da lì si riorganizzeranno per le battute di pesca, che in Giappone si avviano a partire dall’inizio della primavera. [123]
La ripresa delle esportazioni, soprattutto in Asia, richiede un numero maggiore di aree a supporto. [124]
Rimanendo nei confini giapponesi, l’87.1% della popolazione si basa sui prodotti di Fukushima per le proprie esigenze alimentari. [125]

Kawamata, Tomioka, Katsurao, Namie, Kawauchi, Tamura, Minamisoma, Iwaki, Hirono, Okuma, Iitate sono le città ove è stato sollevato l’ordine di evacuazione dopo la rimozione dei detriti del terremoto e del maremoto e la costruzione di strutture idonee di accoglienza. Il vero limite non è mai stato dettato dal livello delle radiazioni, ma dalla totale mancanza di infrastrutture a supporto della vita quotidiana; ospedali, scuole, strutture operative della Polizia e della Sicurezza Nazionale, sistema di trasporti, strade percorribili, in queste aree mancava tutto. Il tasso di dose di radiazioni per una persona che vive a Kawamata è inferiore a 20 mSv/y - punto di riferimento da parte del governo per il ritorno permanente - lo afferma il METI (Ministero giapponese dell'Economia, del Commercio e dell'Industria). [126][127]

A proposito del rientro degli abitanti nelle loro città, secondo una relazione di Greenpeace il governo giapponese starebbe mettendo a repentaglio la vita di migliaia di abitanti che saranno chiamati a rientrare nelle loro abitazioni di Iitate; valori compresi tra 2.5 mSv/y e 10.4 mSv/y sarebbero, secondo l’associazione ambientalista, motivo di pericolo per la salute umana. Peccato Greenpeace si dimentichi di citare come luoghi da “sgomberare rapidamente” Ramsar, Guaraparì, il Kerala, alcune aree della Francia, la Cornovaglia, le isole greche di attrazione turistica, la vecchia Stazione di New York e Città del Vaticano, luoghi ove le radiazioni, vuoi per la presenza di rocce contenenti torio, vuoi per la presenza di uranio, o radon di decadimento dell’uranio, sono nettamente superiori a quelle del villaggio di Fukushima. A rispondere è la scienza finlandese, lì dove le radiazioni di fondo più elevate sono la norma con in numerose altre parti del Pianeta; sgomberiamo 5.5 milioni di finlandesi? [128]

In riferimento al presunto, grave incremento delle radiazioni nell’area dell’impianto di Fukushima registrato negli ultimi giorni si è generato troppo allarme e confusione, nella realtà senza motivo. I valori letti si riferiscono, infatti, a quanto registrato o dedotto dagli esami strumentali delle emissioni robotiche condotte al fine di localizzare, all’interno dell’unità 2, i danni del reattore (RPV) ed eventuali detriti di combustibile. Le radiazioni sono state quindi registrate nel contenitore in cemento armato ed acciaio (PCV) del reattore. L’area, inaccessibile all’uomo, presenta dosi di radiazioni elevate (circa 210 Sv/h) non diverse da quanto ci si aspettava di trovare già in fase di programmazione della missione esplorativa, ma in nessun modo è a rischio l’ambiente esterno e mai sono incrementate le radiazioni nel perimetro o all’esterno della centrale, che risultano quasi nella norma delle radiazioni di fondo giapponesi.
Nota a margine: all’interno del vessel di un reattore nucleare operativo le radiazioni sono di gran lunga superiori, secondo alcuni operatori statunitensi è nella normalità superare i 1000 Sv/h. [129][130]

Nonostante le lamentele degli operatori turistici, oltre 6 mila persone hanno già visitato l'area di Fukushima. "I livelli di radiazione qui sono inferiori a quelli della maggior parte delle grandi città di tutto il mondo, ma le persone esitano a venire." affermano gli operatori del settore. Il luogo in cui si è verificato il disastro nucleare di Fukushima è in procinto di diventare una nuova attrazione turistica, e sempre più persone si affollano per visitare l'area.
Come è già successo con la città ucraina di Chernobyl, quando è stata presa d'assalto dai turisti 25 anni dopo l'esplosione nucleare della centrale nucleare, il disastro di Fukushima Daiichi ora attrae migliaia di visitatori. [131]

Intanto prosegue il lavoro per il riavvio delle centrali nucleari: il Giappone è diventato un importatore netto di energia per l’84% del suo fabbisogno, e a causa del necessario import di combustibili fossili - gas, petrolio e carbone - ha raggiunto un disavanzo nella bilancia commerciale pari a 112 miliardi di dollari. [132][133]

Il riavvio dei reattori nucleari è l’unica via plausibile per il contenimento dei costi, sia per i gestori energetici, sia per il governo, che per industrie e famiglie, costretti a pagarne le conseguenze con un forte incremento dei costi dell’energia elettrica. I reattori oggi operativi sono Sendai 1, Sendai 2 ed Ohi 3. I reattori 1 e 2 della centrale di Takahama avevano regolarmente ripreso le operazioni fino all’ingiunzione del Corte Distrettuale di Otsu; la pretesa del rischio zero è impossibile ed il principio di precauzione è un’utopia, in qualsiasi attività umana.
Le operazioni propedeutiche al riavvio delle altre unità previste dal nuovo programma energetico nucleare del Giappone, intanto, proseguono.

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Centrali nucleari previste al riavvio delle attività

Si può comprendere facilmente come la condizione in Giappone, ed a Fukushima nello specifico, non mostra criticità, non certamente a livello radiologico e sanitario; ci sono problematiche da affrontare e risolvere, così come si è fatto e si sta facendo, anche commettendo errori. Nessun condizione di pericolo reale, nessun decesso o tumore connesso alla dispersione di radionuclidi avvenuta contestualmente agli eventi iniziali. L’UNSCEAR ed i suoi rapporti, così come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la IAEA, lo confermano in ogni loro rapporto (Appendice B):

E’ stato fatto un impiego improprio e discutibile dei sistemi di informazione ed intrattenimento al fine di alterare la realtà degli avvenimenti, penetrando nella scarsa conoscenza della popolazione circa gli avvenimenti in Giappone e nelle connessioni conseguenti in un settore così delicato e complesso da comprendere quale quello della fisica delle radiazioni. Una contrapposizione alla realtà generata utilizzando dati estrapolati e alterati allo scopo.

Ed il pubblico traviato, poco avvezzo alle scienze, non può essere il miglior giudice del rischio, ma lo si pone nelle condizioni di esserlo; così per i più i terremoti si possono prevedere e le radiazioni uccidono, a prescindere dalla realtà scientifica.

Osservando quanto quotidianamente accade, stiamo appena cominciando a renderci conto che mandare SMS mentre si guida è pericoloso, o che l’uso di farmaci oppioidi stanno conducendo ad un'epidemia di decessi da eroina negli Stati Uniti e nel Nord America più in generale. Eppure nessuno ne ha paura perché i rischi reali non sono affrontati e resi noti adeguatamente, forse e soprattutto per questioni di opportunità. In alcuni casi la disinformazione e la mancanza di cultura scientifica genera un meme, un comportamento che si trasmette da un individuo all'altro per imitazione e limitazione.

Le persone non hanno paura e sottovalutano numerosi aspetti della vita quotidiana sopravvalutandone altri su basi irrazionali. Il rischio è una percezione che può essere facilmente alterata dal comportamento di chi trasmette le informazioni volutamente indicizzanti, così, mentre le radiazioni sono innalzate a livelli di pericolosità irreali, altri fattori non vengono nemmeno citati.

Giusto per proporre alcuni esempi, si può citare la non corretta ingestione di farmaci, non intesa come abuso o priva di prescrizione medica, ma di una compressa non deglutita che provoca soffocamento: eppur negli ultimi 5 anni son morte 950 mila persone solo negli Stati Uniti. Sempre negli Stati Uniti 760 mila persone muoiono per gli effetti del fumo su 43 milioni di fumatori, 500 mila per gli effetti tossici diretti o comportamenti indiretti derivanti dall'abuso di alcol su 60 milioni di consumatori, 250 mila morti in incidenti stradali su 190 milioni di guidatori, 80 mila per suicidio o omicidio e 25 mila per intossicazioni alimentari. Qualcuno ha smesso di assumere farmaci? Cibo? Alcol? Qualcuno ha smesso di fumare o guidare l'auto? In questi 5 anni quante persone sono morte per effetto delle radiazioni nel mondo? ZERO. E nelle centrali nucleari? Solamente 1 addetto alla movimentazione di carichi eccezionali, per il cedimento di una gru, quindi non per effetti connessi alle radiazioni.

L'errata comunicazione favorisce l'errata percezione dei fattori di rischio connessi all'applicazione altrettanto nefasta del principio di precauzione; la radio-medicina che è una tecnologia connessa attraverso le radiazioni salva la vita di migliaia di persone e non è temuta da nessuno. Non vi è attività umana a rischio zero, lo stesso vivere è un rischio, come gli eventi di Tohoku confermano. Applicando letteralmente il principio di precauzione, tante volte invocato da chi è contro ogni forma di progresso tecnologico, dovremmo cessare di esistere.

Nella ricerca di raccontare una storia avvincente, troppo spesso si modellano, scolpiscono i dati per adattarli alla teoria preferita del mondo. La vera Scienza è quella capace di generare una conclusione scientifica sulla base di evidenze convergenti, utilizzando il rumore di fondo per comprovare l'esito finale della ricerca. Si preferisce azzerare il rumore di fondo, quindi la divergenza dal paradigma che si desidera ottenere, al fine di propugnare il risultato, preteso e non derivato. Le linee divergenti vengono eliminate, annullando il senso stesso della ricerca e del metodo scientifico, lasciando spazio a prove prive di peso specifico e capaci di convalidare solo momentaneamente un risultato utile ad un fine. Il risultato è alterare la realtà di ogni evento, invalidando esiti utili e validando esiti inutili: così che si genera un paradigma. Si esalta quello più conveniente al momento, citando i contenuti più consoni per avvalorare una falsa tesi. In questo caso il terrore delle radiazioni utilizzando una catastrofe naturale per mediarne il messaggio alla popolazione meno avvezza, quindi altamente influenzabile; accade con il nucleare, i vaccini, gli ogm e tutto ciò che è il progresso al servizio dell’umanità.

Concludiamo affermando con decisione:
ricordiamoci dell’11 marzo 2011 per il grave terremoto e maremoto che han sconvolto la vita di centinaia di miglia di giapponesi, e non come l’incidente e tragedia di Fukushima; benché siano stati commessi innegabili errori, la centrale nucleare ed i suoi operatori son vittime degli eventi della Natura così come tutto il popolo nipponico.
In Giappone vi fu un sisma catastrofico, una calamità storica, e non un sisma generato da una catastrofe nucleare.

I don't know what's the matter with people: they don't learn by understanding; they learn by some other way — by rote or something. Their knowledge is so fragile!

(Non so qual è il problema con la persone: non imparano attraverso la comprensione; imparano in qualche altro modo - a memoria o qualcosa del genere. La loro conoscenza è così fragile!)

“Richard Phillips Feynman”


Bibliografia

https://www.usgs.gov/news/usgs-updates-magnitude-japan-s-2011-tohoku-earthquake-90

1.            ftp://hazards.cr.usgs.gov/maps/sigeqs/20110311/20110311.pdf

2. http://earthquake.usgs.gov/earthquakes/eventpage/official20110311054624120_30#executive

3.            https://pubs.usgs.gov/of/1998/ofr-98-0767/

4.            https://soundwaves.usgs.gov/2011/03/index.html

5.            https://www.npa.go.jp/archive/keibi/biki/higaijokyo_e.pdf

6.            http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2011GL049210/full

7.            https://www.npa.go.jp/archive/keibi/biki/higaijokyo_e.pdf

8.            https://dfat.gov.au/news/news/Documents/great-east-japan-earthquake-economic-and-trade-impact.pdf

9.            https://www.ngdc.noaa.gov/hazard/11mar2011.html

10.         https://www.theguardian.com/world/2011/mar/30/onagawa-tsunami-refugees-nuclear-plant

11.         https://public-blog.nrc-gateway.gov/2011/05/17/putting-the-axe-to-the-scram-myth/

12.         http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1738573315301674

13.         http://www.world-nuclear-news.org/rs_fukushima_faced_14-metre_tsunami_2303113.html

14.         http://thebulletin.org/onagawa-japanese-nuclear-power-plant-didn%E2%80%99t-melt-down-311

15.         http://ascelibrary.org/doi/abs/10.1061/9780784412787.156

16.         https://www.youtube.com/watch?v=dnGRpu1ZBDM

17.         https://www.iaea.org/newscenter/news/fukushima-nuclear-accident-update-log-34

18.         http://www-ns.iaea.org/tech-areas/emergency/ines.asp

19.         http://www.japantimes.co.jp/news/2011/08/05/national/italian-reporter-caught-in-media-glare#.WDYZB_nhDcs

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132.       http://www.world-nuclear.org/information-library/country-profiles/countries-g-n/japan-nuclear-power.aspx


Appendice A

E’ plausibile una dose di soglia per l’insorgenza del cancro, non è assolutamente plausibile una rispondenza diretta dose-cancro secondo la LNT; le evidenze smentiscono questa ipotesi. Per le radiazioni a basso trasferimento di energia, i dati sperimentali sugli animali mostrano l’assenza di effetti cancerogeni per irradiazione acuta a dosi < 100 mSv e per l’irradiazione cronica a dosi < 500 mSv. Tra gli esseri umani, non vi è alcuna evidenza di un effetto cancerogeno per l'irradiazione acuta a dosi inferiori a 100 mSv e per irradiazione prolungata a dosi inferiori a 500 mSv.” [31]

“Nel 5% delle abitazioni del Regno Unito le persone sono esposte a dosi superiori a 23,7 mSv/y, l'1% della popolazione riceve dosi superiori a 55,8 mSv/y. La dose più alta stimata di 320 mSv/y era in Cornovaglia. In India, a seconda dell'area, questi valori variano da 0.32 mSv/y a 76 mSv/y, con un valore medio di fondo di 3.8 mSv/y. In Brasile vi è certamente il cibo con il più elevato livello di radioattività: le noci brasiliane presentano una radioattività fino a 700 Bq/kg per la presenza di Bario e Radio nel terreno ove gli alberi affondano le loro radici. Così come le banane, per l’elevato contenuto di Potassio-40, presentano una radioattività superiore ai 100 Bq/kg. Il corpo umano stesso ha concentrazioni di Potassio-40 ed il processo omeostatico gestito dai reni provvede a mantenere costante questo livello, e nel trascorrere di un anno il contributo del Potassio è pari a 0.18 mSv/y.” [32]

“Uno studio preliminare è stato condotto sui 385103 abitanti del Kerala, esposti ad elevate radiazioni di fondo (HBR) pari a 70 mSv/y in media. Da questi, è stato selezionato un sotto-gruppo di 173067 residenti di età compresa tra 30 ed 84 anni, omogeneamente scelti tra una popolazione maschile e femminile. Sono stati osservati 69958 residenti per 10.5 anni ed individuati 1.379 casi di cancro, tra questi, 30 casi di leucemia. Sono, quindi, stati suddivisi per posizione geografica, sesso, abitudini personali (fumo, alimentazione, sesso, attività lavorative) e correlati ai casi di cancro in ambito Nazionale ed Internazionale; se ne è ricavato che non vi era una correlazione diretta tra l'esposizione alle radiazioni e la manifestazione del cancro e, specificatamente, percentualmente il numero di persone colpite non era superiore alla media Nazionale. Un secondo studio analogo è stato condotto, anche, sugli abitanti di Ramsar (Iran), ove la radiazione di fondo è decisamente più elevata rispetto ai già alti valori del Kerala; da 20 mSv/y in media, con picchi di 260 mSv/y. Lo studio citogenetico sulla popolazione di 33086 abitanti non evidenziava alcuna alterazione dei residenti, anche osservando la catena genetica famigliare e per storiografia di residenza. Da questa esperienza si è somministrata una dose di 1.5 Gy (o 1.5 Sv) ad un campione di linfociti senza che ne venisse osservata alcuna aberrazione delle cellule campione prelevate dagli abitanti esposti alle HBR. Ulteriore conferma le ridotte anomalie genetiche riscontrate negli abitanti residenti nelle zone HBR rispetto a quelli residenti in zone con dose di fondo meno elevata successivamente esposti ad elevato livello di radiazioni seppur nel breve periodo. Questo conferma l'ipotesi di una risposta adattativa ad una radiazione di fondo più elevata (Ormesi). Negli esami di laboratorio non sono evidenziabili alterazioni genetiche tra chi è esposto a valori mediamente elevati di radiazioni fondo rispetto a chi vive in aree meno esposte.” [33][34]

“Tutte le fonti di generazione hanno emissioni diverse da quelle chimiche, ovvero radiologiche; tra queste il carbone espone maggiormente di tutte le altre fonti, soprattutto del nucleare. La dose collettiva per le tecnologie di generazione a carbone è 670 - 1400 Sv/m, a seconda dell'età della centrale, mentre quella del nucleare è di 130/uomo/Sv. Seguono geotermica con 5 - 160 Sv/m ed il gas naturale con 55 Sv/m, in coda l'olio combustibile con a 0.03 Sv/m. Secondo una valutazione reale il carbone espone per 0,7 - 1.4 Sv/m/GWe, e 0.43 Sv/m/GWe per il nucleare. Anche facendo riferimento all'intero ciclo del combustibile, il carbone espone molto più del ciclo dell'Uranio. Impossibile, poi, voler fare paragoni tra le emissioni di radiazioni dopo un incidente nucleare e quelle a cui espongono gli impianti di generazione, sia nucleari che non, anche perché, al contrario di quanto troppo spesso affermato, gli incidenti nucleari espongono su aree geograficamente molto ristrette. Sono le conclusioni a cui giungono gli esperti dell'UNSCEAR in relazione all'esposizione alle radiazioni per fonti di generazione elettrica.” [35]

“Uno studio collaborativo internazionale condotto da IARC (International Agency for Research on Cancer) negli anni '90 inerente la categoria dei lavoratori esposti a radiazioni ionizzanti generate da Uranio, Plutonio e altri elementi transuranici, ha permesso di ricavare dati provenienti da tre Nazioni diverse (Canada, Regno Unito e Stati Uniti) riguardanti circa due milioni di soggetti irradiati in ambito professionale. I risultati concordano nel suggerire che il rischio di mortalità per cancro derivato dall’applicazione del modello LNT sovrastima la mortalità effettiva. L’eccesso relativo di rischio (ERR) valutato da IARC per tutti i tipi di neoplasie, esclusa la leucemia, risulta addirittura negativo e pari a circa -7·10-2 Sv-1, indicando pertanto la possibilità di un effetto ormetico e l’esistenza di una soglia di dose ben definita per esposizioni a basse dosi di radiazioni ionizzanti. Esami periodici (follow up) compiuti in Svezia nell’arco di 20 anni su 35000 pazienti soggetti a diagnosi con I-131 hanno riportato un rateo di insorgenza di tumori alla tiroide pari a 0.62 volte i ratei comunemente attesi con il modello LNT. A questi dati sono da aggiungere quelli pubblicati in uno studio condotto nel 1995 su “Thyroid cancer after diagnostic administration of I-131”, riguardanti l’esposizione a Iodio-131 a scopo terapeutico contro l’ipertiroidismo, i quali dimostrano che dopo la somministrazione di una massiccia dose di iodio radioattivo “nessun incremento di rischio è stato rilevato tra i pazienti diagnosticati in ospedale per ragioni estranee al sospetto di tumore alla tiroide”. Lo studio HBRA (High Background Radiation Area) condotto a Yangjiang, città delle Cina meridionale, in cui è stato misurato un rateo medio annuo di dose legato all'ambiente di circa 5.4 mSv/anno per abitante e l'interpretazione dei dati ottenuti, da parte di Wei L., dimostra la presenza di “una tendenza della mortalità per cancro, nella zona con fondo di radioattività naturale più alto, ad essere minore rispetto a quella nell'area di controllo”. Lo studio UNSCEAR del 2010 sulle conseguenze dell’incidente di Chernobyl indica chiaramente che nessun aumento di incidenza del cancro o della leucemia è stato rilevato nella popolazione maggiormente esposta durante l’incidente o che vive nelle zone maggiormente contaminate; lo stesso dicasi per i casi di cancro fra il personale che eseguì le operazioni di sistemazione dell’impianto e del sito (oltre 500.000 persone che hanno ricevuto dosi comprese fra 10 mSv ed oltre 1 Sv, con una media di 130 mSv), anche se sembra esserci un incremento dei casi di leucemia, peraltro molto minore di quello atteso in base al modello LNT. Numerosi risultati, come quelli finora esposti, fanno presupporre che, per esposizioni a basse dosi e a bassi ratei di dose di radiazioni ionizzanti, non solo sia effettivamente possibile individuare una soglia minima di dose al di sotto della quale non è riscontrabile alcun rischio di danni sanitari stocastici a lungo termine, ma anzi, in numerose occasioni, vi sia la possibilità concreta di un loro effetto benefico per l'organismo umano. Tale effetto consisterebbe in una stimolazione del sistema immunitario e dei naturali meccanismi di difesa biologica e riparazione dei danni subiti, quando l’organismo viene esposto a dosi di radiazioni ionizzanti inferiori alla dose di tolleranza (Ormesi).” [36]

Per un periodo di tempo compreso tra i 9 ed i 22 anni circa 10 mila persone di Taiwan (ma da una stima risulta che potrebbero essere state oltre 15 mila) hanno occupato 1700 appartamenti e scuole realizzati, per un clamoroso errore, con acciaio trattato con Cobalto-60, un radioisotopo ampiamente usato in medicina come nell’industria, il cui tempo di dimezzamento è di t/2 = 5.3 anni. Molti di loro sono stati esposti ad un tasso medio di 0.4 Sv/y (o 400 mSv/y). Applicando la LNT molti di loro si sarebbero dovuti ammalare di cancro, la realtà di uno studio effettuato su queste persone dimostra, invece, che l’incidenza media dei casi di cancro è solo il 3% rispetto ai casi di cancro della popolazione, così come il tasso di malformazioni neonatali del 7%. Anche se molti dei residenti avevano ricevuto dosi totali di radiazioni abbastanza elevate, gli esami medici non hanno evidenziato la presenza di eventuali malattie da radiazioni (esposizione massima fino a 910 mSv). Quando i residenti di uno degli edifici altamente radioattivo hanno citato in giudizio il governo per la compensazione, gli ospedali interessati hanno testimoniato che non avevano alcuna prova che le radiazioni aveva causato alcun effetto nocivo. Poiché sono stati condotti molti studi di aberrazione cromosomica sui sopravvissuti alla bomba atomica giapponese e sui lavoratori del reattore dopo l'incidente di Chernobyl, una serie di analisi di aberrazione cromosomica sono state condotte sui residenti irradiati. Tutti coloro che hanno ricevuto dosi annuali superiori a 15 mSv/y o accumulato dosi superiori a 1 Sv è stato chiesto di fornire un campione di sangue per gli studi di aberrazione cromosomica. Non sono state osservate significative aberrazioni, confrontati con i risultati dei test. Questa valutazione suggerisce che il profilo è coerente con il modello di ormesi e che le radiazioni croniche possono essere una profilassi molto efficace contro il cancro.” [37][38]

Il numero delle vittime per l’incidente nucleare di Fukushima è pari a zero, il numero di morti causati dall’evacuazione forzata imposta dal Governo sono superiori a 1600, superando il numero di decessi nella zona causati dal sisma e dal maremoto, insieme. Il danno che potrebbe essere causato dalla tecnologia nucleare viene amplificato di molte volte utilizzando previsioni di rischio basate sulla LNT. E’ responsabilità dei fisici di insistere nell’affermare oneste valutazioni di rischio e di beneficio.” [39]

Siamo avvolti nelle radiazioni, eppur si continua a non comprenderlo o si fa finta di non comprendere. Pur di diversa origine, le ritroviamo nell’alta atmosfera come nella litosfera, nei cibi e nell’acqua.” [40]

Al Brookhaven National Laboratory, gli scienziati sfruttarono i neutroni emessi dal reattore di ricerca in grafite del laboratorio in un esperimento volto a combattere il cancro al cervello. Nel corso dei due anni, dieci pazienti sono stati trattati con quello che divenne noto come terapia a “cattura di neutroni di boro”. Questa terapia unica consiste nell'iniettare al paziente un isotopo non radioattivo, il Boro-10. Il Boro si raccoglie nel tumore e quando esposto ad un fascio di neutroni assorbe i neutroni in modo che distruggono le cellule tumorali lasciando intatto il tessuto normale circostante. E 'un esempio di come la tecnologia nucleare viene sfruttata per aiutare i medici a combattere il cancro.” [41]


Appendice B

“Health implications - No radiation-related deaths or acute diseases have been observed among the workers and general public exposed to radiation from the accident.39. The doses to the general public, both those incurred during the first year and estimated for their lifetimes, are generally low or very low. No discernible increased incidence of radiation-related health effects are expected among exposed members of the public or their descendants. The most important health effect is on mental and social well-being, related to the enormous impact of the earthquake, tsunami and nuclear accident, and the fear and stigma related to the perceived risk of exposure to ionizing radiation. Effects such as depression and post-traumatic stress symptoms have already been reported. Estimation of the occurrence and severity of such health effects are outside the Committee’s remit." [134][135][136]